Can you feel it, Mr. Anderson, closing
in on you? Well, I can. I really should thank you for it, after all,
it was your life that taught me the purpose of all life. The purpose
of life is to end.
(Matrix Revolutions)
Nel Faust di Goethe, la
compresenza di elementi della cultura classica ed elementi
dell'immaginario cristiano-occidentale non denota affatto una unione,
e neanche un accostamento.
Dopo un (notevole) iato, ho ripreso il disegno. Si tratta, qui, di un'immagine ispirata dal Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. E di seguito, le fanfaluche mie e del Dottore. Devo confessare che c'è un dettaglio di questo magnifico e fantasmagorico romanzo che mi ha sempre lasciato (un po') perplesso. Margherita e il Maestro, nel dare addio alla vita terrena e in procinto di migrare verso una sorta di pacifico limbo umanistico, danno fuoco alla loro "vecchia vita", insomma a tutto quello che è contenuto nella loro comune abitazione. Il congegno narrativo è lampante, non dico di no, ma la preda maggiore delle fiamme è costituita da libri, e la cosa non può non ispirarmi un certo disagio. Ma tant'è...
Prima
di trattare, come accennato nel video, del personaggio, o meglio del
nome Azazello, devo purtroppo annunciare che la continuazione dei
nostri volatili discorsi a tema letterario conosceranno una
discontinuità che, per il momento, è difficile delineare. In breve,
chissà quando ci sarà la seconda parte di questo video...
Ma
veniamo a noi e bando alla ciclotimia!
Parlando
di Azazel(lo), bisogna fare una microscopica premessa. Tutti quanti
(è ovvio!) conoscono il seguente passo del Genesi (tutto
questo avviene dopo la cacciata degli umani dall'Eden e prima
del diluvio):
Quando
gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e
furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che
le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si
scelsero fra tutte. Il SIGNORE disse: «Lo Spirito mio non contenderà
per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che
carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni».In quel
tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito,
quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero
da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi
antichi, sono stati famosi. (Genesi 6:1-4)
Per
pigrizia, mi autocito:
...questo
racconto era diffusissimo tra gli ebrei, anche al tempo di Gesù...Il
canone ne ha conservato una labile traccia (Genesi 6), ma ci
sono testi (apocrifi) che invece ne parlano diffusamente. Uno di essi
è il Libro di Enoc (o Enoc etiopico), che gli stessi
cristiani hanno considerato ispirato fino circa al terzo secolo della
nostra era. Ora solo i cristiani copti (Etiopia, Egitto) l'hanno
nella loro Bibbia. Come dice Enoc (6:1-2):Ed
accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che ad essi
nacquero fanciulle di bell'aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le
videro, se ne innamorarono e dissero fra loro: «Venite, scegliamoci
delle compagne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli».I
Vigilanti sono appunto questi angeli:Ti
benedicono quelli che non dormono e stanno invece in piedi innanzi
alla Tua gloria e Ti benedicono, Ti lodano e Ti esaltano dicendo:
«Santo, Santo, Santo, il Signore degli spiriti riempie la terra
degli spiriti». (Enoc 39:12) La
parte del Libro di Enoc che narra queste cose è chiamata
proprio Libro dei Vigilanti. Appaiono anche nel canone (come
angeli buoni) in Daniele 4.(...)
Vigilanti: ge'ez teguhan, aramaico 'ir, greco
egregoroi. Gli angeli, irrompendo nel mondo degli umani,
portano anche le arti (scrittura, astronomia, metallurgia,
oreficeria, cosmetica). Qui, come nel Genesi, si fa scaturire
la “civiltà” da un connubio proibito, e dato che tra i doni dei
Vigilanti c'è anche l'arte di fabbricare armi e metodi per abortire,
si fa coincidere la cultura con un male morale che mina alle basi
l'esistenza umana. Ma occorre sottolineare che l'elemento portante
della conoscenza ricevuta dalle figlie degli uomini è la magia:
il corso degli astri, pozioni e incantesimi, la stessa scrittura come
arte teurgica (tradizioni successive trovano qui l'origine delle
dottrine cabalistiche)... Le tecniche, quindi, non sono semplici
saperi materiali, sono segreti che consentono agli uomini di
scrutare l'ordine cosmico, di entrare nella mente di Dio. È una
suprema forma di hybris. La donna, con la sua sessualità, è
la porta di accesso a queste conoscenze, ed è anche la fonte del
male, dato che questi segreti rendono l'uomo cosciente della sua
posizione nel cosmo, sono causa e argomento della sua perversità, e,
specularmente, sono l'occhio di Dio che “scopre” questa
perversità. La conoscenza, proprio perché serve a superare la
limitatezza degli uomini, in realtà la porta in superficie,
addirittura la determina. E
il conoscere la propria miseria rende gli uomini degni di
distruzione. Perciò le donne unitesi coi Vigilanti partoriscono
esseri spropositati e voracissimi (i nephilim) che ingoiano tutti i
frutti del lavoro umano, per poi cominciare a divorare gli uomini
stessi... La terra, i morti, gridano verso il cielo, e Dio punisce. I
nephilim vengono uccisi sotto gli occhi dei loro padri, e l'umanità
viene spazzata via dal diluvio...(Il
Dio Nascosto, 1994)
Fine
autocitazione. [Nota: il ge'ez è l'antenato del moderno
amarico, lingua ufficiale etiopica]
Santa
pazienza, e Azazel quand'è che entra in scena?
C'è
già, c'è già, perché questi Vigilanti casanova sembrano essere
formati da due clan (o plotoni, o ordini), l'uno guidato da Semeyaza,
l'altro (la cosa è implicita) da Azazel.
Altra
autocitazione (c.s.):
Qualcuno
che si chiama Asael Figura preminente nella narrazione che Enoc
fa del peccato dei Vigilanti. Non sempre appare come il loro capo, ma
viene comunque visto come il maggior responsabile della trasmissione
di saperi e tecniche malvagie alle donne, e quindi all'umanità:
Vedi, allora, quel che ha fatto Asael, come egli ha insegnato
tutte le pravità sulla terra ed ha reso manifesti i segreti del
mondo che si compiono nei cieli. (Enoc 9:6) Il tema prometeico è
evidente (...). Nelle versioni più tarde, il nome è riportato nella
variante Azazel. Questa però non l'ho utilizzata perché è legata a
una tradizione completamente cristiana di diavoli e diavoletti, nata
forse dal Levitico 16, dove si dice che il capro espiatorio
viene offerto, o dedicato, ad Azazel, verosimilmente uno spirito del
deserto (...). Bulgakov (Il Maestro e Margherita) ha forse
preso il suo Azazelo da Milton. L'Azazelo russo compare perfino in un
numero di Dylan Dog!
Fine
autocitazione.
In
effetti Enoc parla di Azazel e di Asael come di due esseri distinti,
ma, insomma, la licenza poetica dove la mettiamo? Su Milton torneremo
alla fine, e sa Dio perché scrivo Azazelo, come nella
versione del romanzo di Bulgakov in castigliano!
Tutto
questo ci riconduce a un altra figura di divinità (o simili)
civilizzatrice, di cui abbiamogià parlato: Prometeo. Ed è interessante notare che il versante
tricksterdi
Prometeo, che nell'Azazel di Enoc è assente, è invece preminente
nell'Azazello di Bulgakov, che è membro di un vero e proprio
commando (al seguito di Satana) deciso a diffondere il caos nella
città di Mosca (a fin di bene, s'intende).
Personalmente
ho trovato sempre triste il modo in cui l'immaginario occidentale ha
trasformato figure solenni e terribili (angeli e angeli caduti),
qualcosa del genere:
in
figure grottesche, quasi parodistiche:
L'Azazel di Collin de Plancy (dal Dictionnaire Infernal del 1818)
Meno
male che ogni tanto c'è qualcuno che ragiona...
da L'Ultima Profezia (The Prophecy, Gregory Widen 1995)
La
Faccia di Azazello
A
prima vista, sembrerebbe che Bulgakov si faccia complice (o erede) di
questa tendenziosa deformazione:
(…)
un tale, piccolo, ma straordinariamente largo di spalle, con un
tubino in testa, e una zanna che spuntava dalla bocca, rendendo
ancora più orrendo un ceffo che era già oltremodo repellente. Come
se non bastasse, aveva i capelli di un rosso acceso.
(…)
un piccoletto, zoppo, con una calzamaglia nera e un coltello infilato
alla cintura di cuoio, rosso di capelli, con una zanna gialla, e
l'occhio sinistro coperto da un leucoma.
Quella
zanna mi ha fatto subito pensare a un diavolo dantesco, Ciriatto:
E
Cirïatto, a cui di bocca uscia
d'ogne
parte una sanna come a porco,
li
fé sentir come l'una sdruscia.
(Inferno
XXII, 55-57)
Da
notare che Azazello possiede solo una zanna, mentre Ciriatto è
cinghialescamente completo, il che indica come quella singola
appendice non sia sostanziale, ma segnaletica: insieme agli altri
dettagli è come se dicesse “ecco, questo è un diavolo, badate”
(del resto, anche a Ciriatto, per qualificarsi, una zanna sola basta
e avanza).
Il
suo ruolo, come scagnozzo di Satana, ha sia del picchiatore sia del
sicario (il romanzo mostra almeno un omicidio, quello dell'ex Barone
Meigel), lo dice lui stesso, quando si lamenta di non essere adatto
per dialogare con Margherita Nikolaevna:
(…)
lei deve anche mettersi nei miei panni. Prendere a ceffoni un
amministratore o sbatter fuori lo zio, o sparare a qualcuno o qualche
altra bazzecola dello stesso genere rientra nella mia vera
specialità. Ma discorrere con donne innamorate, questo poi no!...
E
addirittura arriva a elogiare uno dei suoi compari:
Perché,
ad esempio, hanno mandato me per questa faccenda? Fosse venuto
Behemoth, lui ha tanto fascino...
E
dire che Behemoth (la figura più famosa del libro, anche lui abile
con la pistola, una Browning) non si direbbe proprio un ganimede:
Il
terzo di quella compagnia era un gatto sbucato da chi sa dove, grosso
come un maiale, nero come il carbone o come un corvo, con tremendi
baffi da cavalleggero. Il terzetto avanzava verso il Patriaršij, e
il gatto camminava sulle zampe posteriori.
Ma
torniamo ad Azazello. Alla fine del romanzo i componenti della
squadra di Woland riassumono il loro “vero” aspetto:
All'estremo
lato volava Azazello, facendo rilucere l'acciaio dell'armatura. La
luna aveva mutato anche il suo volto. Era scomparsa senza lasciar
traccia la zanna assurda e orribile, e il leucoma si era rivelato
falso. Entrambi gli occhi di Azazello erano uguali, vuoti e neri, e
il viso era bianco e freddo. Adesso Azazello volava col suo sembiante
reale, come un demone dell'arido deserto, come un demone assassino.
da L'Ultima Profezia (The Prophecy, Gregory Widen 1995)
Ecco
quindi la natura del diavolo in questione: è l'Azazel della Bibbia
riconfigurato dalle ombre romantiche di Milton.
In
questo, come qualcuno ha osservato, c'è qualcosa di eretico.
Il
Satana di Bulgakov, anche se cita Goethe, ha un'autonomia di giudizio
e comportamento che puntano a una concezione gnostica, se non
manichea.
Quanto
alla desinenza “italiana” del nome, in una precedente versione
del romanzo viene attribuito a Satana (Azazello Woland), per poi
mutare in Fiello, e infine essere riassegnato a un altro personaggio,
l'Azazello
definitivo.